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65 ] IL NANO-FONTANA
Luglio
2004 - Provincia di Modena
Grosso nano con cesto usato come fontana
Liberatori: Il Maestro, Fedor, Il Vampiro
Era stata una serata tranquilla, forse troppo
tranquilla.
Il Maestro, Fëdor ed Il Vampiro decisero quindi di intraprendere
un search&rescue notturno, tenendo ben presente che la scarsa
visibilità avrebbe potuto compromettere la realizzazione
di una missione.
Quella sera però la sorte era dalla loro parte, infatti
notarono dopo poco un nano pescatore sistemato in mezzo ad un
piccolo laghetto artificiale nel giardino di un'abitazione.
Era a pochi metri dalla recinzione della casa e quindi ben visibile
dalla strada.
Parcheggiarono le biciclette in fondo alla via e si diressero
davanti alla casa per studiare la situazione: era piena estate
e purtroppo molte finestre erano aperte.
Tutti e tre volevano entrare, tirarono a sorte ed uscì
Fëdor, il quale, entusiasta si diede subito da fare, scavalcò
senza problemi il cancello e raggiunse il laghetto artificiale.
Quando alzò delicatamente il nanetto un'enorme fontana
d'acqua si liberò da un buco sotto di esso che ruppe
il silenzio tombale. Spaventato Fëdor si accorse anche
che il nano era fissato sotto ad un tubo dell'impianto di irrigazione
della casa: la bozza presentava un buchino da cui avrebbe sparato
acqua una volta acceso l'impianto.
Invitato da l'esperto Il Maestro a passargli il nano e poi uscire,
Fedor, tirò minuziosamente il tubo dell'impianto e il
nano arrivò tra le mani dei compagni.
Ormai rumore era stato fatto alzando il nano e tirando il tubo,
quindi Il Maestro iniziò a tirare con forza il nano fuori
del recinto: dopo qualche secondo un enorme suono fratturale
vibrò nell'aria. Il nano di plastica si era rotto nella
parte inferiore permettendo al tubo di sganciarsi, e i tre iniziarono
una lunga corsa verso il parco più vicino.
Il Maestro si ricorda ancora quanto si sporcò quella
notte perché il nano era immelmato fino alla pancia..
c'era anche qualche alga..
Comunque dopo aver scattato le foto lo liberarono senza problemi
con un calcio lasciando vagare la sua anima tra le fronde sempreverdi
di quel parco.