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63 ] NANO BASTARDO
Settembre
2004 - Provincia di Reggio Emilia
Nano albino
Liberatori: Il Maestro, Fëdor
Come fa un nano di gesso ad essere bastardo?
Semplice: era posizionato proprio adiacente al cancello di una
casa in centro, sopra al cancello pioveva una magnolia enorme,
attaccata ad esso, non vi erano altri punti valicabili perché
il recinto dell'abitazione era costituito prevalentemente da
una altissima rete di edera Era mezzo interrato e tutta la parte
circostante ad esso era ricoperta da foglie secche di magnolia
sempre verde quindi anche se ipoteticamente ci fossero arrivati
volando, atterrando sotto la pianta avrebbero fatto troppo rumore.
Forse sarebbe meglio dire che non era il nano bastardo, ma quei
disgraziati dei proprietari che l'avevano costretto in quella
giungla in miniatura.
Il Maestro era passato lì di fronte cinque
volte a tutte le ore, dall' 1:00 alle 6:00 per studiare la situazione.
Da solo e anche in coppia, per analizzare le abitudini di quella
famiglia e i movimenti del carcere.
Con "maestria" riuscì a dedurre che le camere
da letto erano nella zona est della casa, che la finestra sempre
aperta in salotto era disabitata e che la luce dell'atrio perennemente
accesa era un'abitudine tipicamente consumistica e borghese.
Pochi problemi da parte degli inquilini quindi.
Arrivò finalmente la sera giusta ed Il Maestro con Fëdor
e l'amico Leuro raggiunsero in bicicletta il posto. Provarono
prima in tre a spostare gli ingombranti rami della magnolia
ma troppo rumore, poi la conclusione finale, tutti insieme a
tirarlo su tenendo le braccia fra le inferiate del cancello
e facendo cambio braccia fra una sbarra orizzontale e l'altra.
Alternandosi come tre bulgari, riuscirono a farlo arrivare all'estremità
superiore del cancello, Leuro spostò il ramo ed il nano
uscì; era completamente bianco, non un colore, piuttosto
ambiguo.
Corsero verso la zona verde vicina ma la liberazione fu più
dura di quanto pensassero, anzi la più dura in assoluto.